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Quando i crocieristi si innamorarono del Golfo della Spezia per l’armonia delle sue diversità

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In attesa che, dopo il drastico blocco imposto dalla pandemia e che, per le crociere, ha avuto effetti devastanti, si torni gradualmente ai tempi d’oro di un 2019 trionfale con la previsione, saltata, di un 2020 da record, ci concediamo una parentesi di amarcord non tanto per il gusto del passato quanto per mettere in risalto quella tipicità di un golfo e di un porto che ha poi finito per attrarre migliaia di turisti in un crescendo rossiniano.

Ebbene, finita l’era dei traghetti al Molo Italia da e per la Corsica, la funzione passeggeri del porto girò pagina avvicinandosi al mondo ancora sconosciuto, alla Spezia, delle crociere.  Accadeva esattamente sedici anni fa. Era il 2015 quando nel golfo cominciarono ad arrivare e a sostare le prime navi. Nel golfo, non in banchina nel porto commerciale, perché non esistevano attracchi dedicati che, comunque, non incisero sulla intraprendenza di una pionieristica La Spezia Cruise facility di Giorgia Bucchioni. Le navi sostavano nel golfo e i crocieristi scendevano a terra grazie a un efficiente servizio di tender che facevano la spola con la passeggiata Morin. E così è stato dal primo giugno del 2005 fino al 2013. Era un afflusso certo limitato di turisti che sceglievano il Golfo della Spezia come base soprattutto per le visite alle vicine città d’arte, Pisa e Firenze. Fu in quei primi anni che proprio Giorgia Bucchioni – andiamo a memoria – non si limitò alla gestione ma organizzò un sondaggio tra i crocieristi facendo loro la domanda delle domande: per quali motivi avete scelto il Golfo della Spezia? Anche perché c’erano, ovviamente i critici che sostenevano – allora – che con tutte le variegate presenze, non del tutto turistiche, i crocieristi non avrebbero gradito. Sorpresa. Da quell’indagine risultò che la scelta della sosta giornaliera nel golfo era soprattutto dovuta proprio alla mancanza di monotonia grazie alla ricchezza di diversità: dai cantieri alla nautica, dal porto mercantile alla base militare, dalle coltivazioni dei mitili ai pescherecci, compresi in questa varietà, naturalmente le baie, le fortificazioni, le chiese, i castelli, le isole e le Alpi Apuane. Gusti premonitori questi che anni dopo avrebbero aperto alla diversificazione delle mete delle migliaia di crocieristi divisi tra le città d’arte ovviamente e tra le soste nella città e nei suoi dintorni, le Cinque Terre ma anche Lerici, Portovenere, Sarzana. Grazie questo anche a una successiva campagna promozionale di invito a restare e a conoscere i territori.

Oggi, al netto della pandemia, si può tranquillamente affermare che “ La Spezia è ormai e  a tutti gli effetti un efficiente polo crocieristico che rappresenta un punto di partenza strategico per visitare la città e il territorio circostante, raggiungendo anche alcune delle più belle città d’arte italiane”. Perché, come dimostrano i grafici, negli ultimi anni il Porto della Spezia si è confermato come scalo italiano emergente nel Mediterraneo. Evoluzione che gli ha permesso di consolidare la sua posizione in un cluster crocieristico, estremamente competitivo, ed assumendo nel contempo sempre maggiore valore per il proprio territorio di riferimento.

Dal 2015 è operativo il nuovo Cruise Terminal che, con una superficie interna di 1450 metri quadrati, consente le operazioni di imbarco e sbarco dei passeggeri secondo i più alti standard di mercato. Obiettivo strategico è quello di realizzare le opere previste dal Piano Regolatore Portuale che consentiranno di far crescere ulteriormente il traffico passeggeri. Nell’aprile 2019 è stato presentato il progetto del nuovo terminal crociere, che sorgerà grazie a una partnership pubblico-privato che vede protagoniste Royal Caribbean, MSC Cruises e Costa Crociere, le tre compagnie di crociera, leader a livello globale, investiranno 41 milioni di euro nella realizzazione di una nuova struttura – tecnologicamente e urbanisticamente all’avanguardia – primo importante tassello del nuovo water front spezzino.

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