LA SPEZIA – L’Economia del mare italiana – si è visto – coinvolge un milione di lavoratori e 250 mila imprese, con un contributo al Pil che va verso il 12%.
Ma quanto vale nel suo complesso? Risposta dalla quarta edizione del Forum “Risorsa Mare”, promosso da TEHA Group in collaborazione con il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, in svolgimento nell’Auditorium dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale: “L’Economia del mare italiana vale 224,8 miliardi di euro”.
Ed è da questo fondamentale ruolo che la stessa economia del mare guarda alle nuove sfide poste da geopolitica, transizione energetica e competizione internazionale.
La base per costruire una visione resta quella dei numeri del mare che sono aggiornati dalla quarta edizione del Libro Blu “Risorsa Mare”, studio strategico realizzato da TEHA Group a supporto delle attività di programmazione del Piano del Mare.
Lo studio analizza infatti l’evoluzione dell’Economia del Mare italiana e le principali tendenze nazionali e internazionali che incidono sulla sua competitività.
Secondo i ripresi dati del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere e OsserMare, nel 2024 il settore aveva generato direttamente 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto che, per l’effetto moltiplicatore dell’1,8, ha attivato 224,8 miliardi nell’economia italiana. Come si è visto gli occupati sono oltre 1,1 milioni per i quali viene indicata una crescita annua del 7,1%.Rotte e porti
Al Forum tra oggi e domani quando è previsto l’intervento del Vice Ministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi sono affrontati i maggiori temi strategici del settore, dalla nuova geografia dei traffici marittimi ai flussi mondiali di energia e merci che dipendono da snodi come Malacca, Hormuz, Gibilterra e Suez, dalle tensioni geopolitiche alla competizione globale stanno modificando gli equilibri del commercio internazionale, ma affronta anche l’impatto delle politiche europee di decarbonizzazione sul trasporto marittimo e la competitività del sistema portuale italiano, con la riforma dei porti che punta a ridisegnare governance e investimenti, la cantieristica navale, le nuove filiere della sicurezza, la dimensione subacquea e la nautica.
Credit Photo Emanuele Rubino
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