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Dovunque il confine tra terra e mare produce benessere e ricchezza … e lì c’è anche il lavoratore portuale 

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In questa quinta parte la relazione del presidente di Assoporti tra i focus rilevanti quello del confine tra terra e mare perché – ricorda – che dovunque questo confine produce benessere e ricchezza.

Roma – E, sempre più, con l’innovazione digitale e tecnologica ci troviamo di fronte a professioni, quelle del lavoro portuale e della logistica avanzata, di altissimo livello che si aprono con decisione all’impiego di giovani e alla parità di genere. In questo contesto, un tema è anche dover formare e riqualificare
le lavoratrici e i lavoratori già occupati ma anche, per certe fasce d’età, a doverli accompagnare rispettosamente alla pensione ringraziandoli per quello che hanno fatto, perché se siamo qui, è anche grazie a loro.
Su quest’ultimo argomento, abbiamo lavorato insieme anche alle parti sociali (che ringrazio per l’impegno e il confronto costante) sostenuti fortemente dal nostro Ministero per giungere alla norma di accompagnamento alla pensione per le persone fragili – c.d. Fondo Esodo. Si tratta di un importante risultato utile a proteggere le persone fragili e creare i presupposti per un robusto ricambio generazionale.

Perché vedete c’è un confine che noi tendiamo a non considerare, il confine tra la terra e il mare, e dovunque questo confine produce benessere e ricchezza, lì c’è anche un lavoratore portuale.
Ritornando all’innovazione che sta cambiando il mondo del lavoro, aprendo ai giovani e alla parità di genere, vorrei soffermarmi su un grande passo che è stato fatto ad ottobre dell’anno scorso, la sottoscrizione da parte di tutte le Autorità di un Patto per la Parità di Genere.
Un Patto frutto del lavoro delle AdSP stesse, fortemente sollecitato dal Ministro Giovannini, che vuole essere un primo passo verso il coinvolgimento delle donne nelle attività di ciascun porto. La parità di genere è un elemento irrinunciabile. Ma questo è soltanto un primo passo che ogni AdSP sta portando avanti con i territori e con gli operatori portuali. Non basta scrivere un documento, dobbiamo iniziare a vedere il cambiamento intorno a noi.

Per fare questo, dobbiamo avviare un forte dialogo e una forte campagna di informazione. Senz’altro, le previsioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vanno in questa direzione.
Infatti, gli obiettivi del PNRR e del Fondo Complementare sono di ampio respiro e vanno nella direzione della modernizzazione del Paese, passando attraverso riforme vere che segneranno il futuro di tutti. I grandi temi affrontati, le notevoli risorse stanziate vanno verso tre grandi direttrici: infrastrutture, info-strutture
(digitalizzazione) e sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale (in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite). Il PNRR è un’opportunità da cogliere.
Nel dettaglio, a favore dei porti, della logistica e dei trasporti marittimi tra PNRR e Fondo Complementare sono previsti circa 4 miliardi per interventi per l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture, la realizzazione del Piano nazionale del Cold ironing, l’efficientamento energetico, e per agevolare
l’intermodalità con la realizzazione dell’ultimo miglio ferroviario.

Tutto questo ci fa ben sperare perché vediamo questi investimenti e gli obiettivi che ne fanno parte come un lascito (legacy direbbero gli inglesi ) per le generazioni future. Potremmo dire che il leitmotiv è proprio un futuro sostenibile e inclusivo.
Esiste, inoltre, un ulteriore strumento di sviluppo rappresentato dalle Zone Economiche Speciali e dalle Zone Logistiche Semplificate. Due previsioni normative che debbono facilitare investimenti e sviluppo economico di interi territori.
Tuttavia, dobbiamo essere realisti, senza una semplificazione robusta, razionale e intelligente questi obiettivi ambiziosi avranno difficoltà ad essere realizzati.

La semplificazione è necessaria per garantire l’apertura dei cantieri e realizzare le opere previste dalle diverse fonti di finanziamento.
Vogliamo lavorare bene e nel pieno rispetto delle norme in vigore, ma chiediamo che queste norme siano fluide e che ci sia un unico ente di indirizzo, di regolazione e di vigilanza.

(5 – continua)

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