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La Nautica ligure in irresistibile ascesa alle prese con la mancanza di mano d’opera specializzata

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Tempo di lettura: 2 minuti

Genova – “Più dialogo e un confronto sul fabbisogno di manodopera specializzata”. E’ questa la richiesta unanime lanciata oggi dalla Nautica ligure alle istituzioni al “Road to Expo Dubai – Nautica, la grande bellezza della Liguria” organizzato in vista della partecipazione della Liguria all’Expo di Dubai. 

La formazione specializzata è ormai e sempre di più un tema cruciale per le imprese della nautica, ma, come si sa, non solo.  “Riguarda infatti e purtroppo tutte le aziende italiane, in particolare la manifattura di alta gamma, che evidentemente sta vivendo e soffrendo la mancanza del ricambio generazionale – ha sostenuto Giovanna Vitelli, vicepresidente di Azimut Benetti Group – Abbiamo bisogno di falegnami, meccanici e altre figure, ma con competenze nautiche. Serve una curvatura negli studi, che possa sfornare dei giovani specializzati e quindi servire al nostro comparto. I numeri dicono che siamo un settore rilevante, quindi penso sia facile trovare una soluzione: basta sedersi a un tavolo e trovare un accordo, ascoltando le rispettive esigenze”.

Le ha fatto eco subito dopo Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Tankoa Yachts: “Manca la formazione delle maestranze, che va strutturata in maniera diversa . E per farlo ci vogliono le risorse. Innovazione e formazione sono beni comuni, non possono essere interpretati da una sola azienda. Solo le istituzioni devono spingere su questi obiettivi, e senza competizione, bisogna lavorare insieme”.

Barbara Amerio di Amer Yachts, amministratore delegato Gruppo Permare, entra ancora più nello specifico e sottolinea l’urgente bisogno di “un Its della nautica per il Ponente ligure”.

Al tema della formazione Giovanna Vitelli aggiunge  anche un’altra constatazione rivolgendo la sua domanda-richiesta alle istituzioni nazionali: “L’Italia è il primo Paese al mondo per la produzione di mega yacht, ma la maggior parte di queste barche non battono bandiera italiana, se ne vanno all’estero – spiega – che senso ha mantenere una tassazione così alta perché la barca, che è un bene mobile, viene considerata un bene da ricchi? Non sarebbe meglio ridurre al tassazione e trattenere qui in Italia un numero maggiore di imbarcazioni?”

Un problema annoso questo affrontato con approccio ideologico e populista che nei risultati è anche un boomerang. Mettiamola così: a forza di voler incassare tanto subito per incassare in realtà di meno si rinuncia alle bandiere nazionali che alla lunga produrrebbero forse lo stesso reddito o forse di più ma reale e comunque prolungato negli anni. Perché non si fa? Mistero, ma come detto prima non troppo arcano.

Nella foto sopra il titolo Giovanna Vitelli di Azimut Benetti (Cantieri della Nautica a Viareggio e a Livorno)

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